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Il Parco del Delta del Po in breve

Il territorio deltizio si estende su due Regioni, Veneto ed Emilia Romagna. In tempi diversi sono così stati istituiti due Parchi Regionali:


Il Parco Delta del Po Emilia-Romagna, è stato istituito con L.R. 2 luglio 1988 n. 27 e si sviluppa a partire dal corso del Po di Goro fino alle saline di Cervia ed è formato praticamente dal delta storico.

Parco Delta del Po Emilia Romagna


Comprende un’area complessiva di 53.978 ettari di territorio che interessa le province di Ferrara e Ravenna.


Il Parco Regionale Veneto del Delta del Po è stato istituito con L.R. 8 settembre 1997 n. 36, comprende quasi interamente il delta geografico.

Il parco Delta del Po Veneto


Ha un’estensione di 12.000 ettari ricompresi su nove comuni della Provincia di Rovigo: Ariano nel Polesine, Adria, Corbola, Taglio di Po, Porto Viro, Porto Tolle, Loreo, Rosolina, Papozze.

Le zone umide del Delta del Po, oltre ad essere inserite nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dall’Unesco, rientrano anche in altre classificazioni nazionali ed internazionali di aree protette:


Convenzione di Ramsar del 1971, relativa alle Zone Umide di importanza Internazionale soprattutto come habitat degli uccelli acquatici.


Direttiva “Uccelli” (79/409/CEE), prevede una serie di azioni in favore di numerose specie di uccelli, rare e minacciate a livello comunitario. La direttiva prevede inoltre, l’individuazione da parte degli Stati membri dell’Unione di aree da destinarsi alla loro conservazione, le cosiddette Zone di Protezione Speciale (ZPS).

Direttiva “Habitat” (92/43/CEE), chiarisce gli obiettivi specifici della tutela ambientale e le modalità di attuazione della stessa.

In attuazione di tale Direttiva, l’Italia ha redatto una lista di Siti considerati di Importanza Comunitaria (SIC), quando un SIC viene inserito dalla Commissione Europea nell’elenco comunitario diventa una “Zona Speciale di Conservazione”

Storia

Anticamente, il Po cominciava a dividersi in più rami già a molte decine di chilometri prima della foce e i fiumi mutavano frequentemente i loro tracciati. I rami principali del Po erano il Padoa che passava per Ostellato e quello passante per Adria.

Nel 1604, i veneziani, temendo che i sedimenti portati dal Po provocassero l’interramento alle bocche della loro laguna, deviarono il tratto terminale del Po Grande verso la costa ferrarese. Con questa opera denominata “Taglio di Porto Viro”, iniziò la formazione del delta moderno. Sul finire del 1800, iniziò il grande ed importante periodo della bonifica che comportò il prosciugamento di vaste aree paludose con lo scopo di rendere coltivabili molti terreni. Dopo i primi problemi di dissalatura dei terreni, si sono ottenute campagne molto fertili adatte a vari tipi di colture come grano, mais, erba medica, barbabietola da zucchero ecc. Con la riforma agraria iniziata nel 1950 si intervenne in modo massiccio per colonizzare la zona bonificata provvedendo anche a dotarla di strade e acqua potabile ed edificando quasi 6.000 case rurali. Altro intervento umano, particolarmente devastante per il territorio deltizio, ebbe luogo nel periodo che va dagli anni ’30 ai ’60, durante il quale, una sconsiderata estrazione di acqua metanifera dal sottosuolo accelerò il naturale abbassamento dei terreni, fenomeno chiamato “subsidenza”. Con il termine subsidenza si intende il progressivo abbassamento del terreno. La subsidenza naturale è provocata, per lo più, dal costipamento dei sedimenti incoerenti (limo, argilla e torbe) causato dal peso di quelli sovrastanti. Fenomeni di subsidenza, anche di notevole entità e ben più rapidi, sono da attribuire anche all’intervento dell’uomo, si parla allora di subsidenza artificiale. Le cause principali della subsidenza artificiale sono l’estrazione di sostanze fluide o solide dal sottosuolo come l’acqua dai pozzi artesiani ed il metano ed il prosciugamento (bonifica) di valli e terreni paludosi.

Geomorfologia Il lungo viaggio del Po inizia dal Monviso e termina, dopo oltre 650 chilometri, nel mare Adriatico in un grande delta. Il grande fiume, che lungo il suo corso si arricchisce di gran parte delle acque delle Alpi e dell’Appenino settentrionale, raggiunge il mare faticosamente generando un territorio fatto di terra e acqua, geologicamente recentissimo e tuttora in via di trasformazione anche se notevolmente consolidato dagli interventi dell’uomo. Dal punto di vista geologico un delta è un accumulo di sedimenti che si forma per una combinazione di processi fluviali e marini che operano in un’area di foce (dove cioè il fiume perdendo la sua energia abbandona parte del suo carico dio sedimenti). La formazione a ventaglio di un delta avviene in più fasi, a seguito della mutazione dei tracciati dei molteplici rami deltizi, infatti, ogni volta che una piena determina un’elevazione del letto per alluvionamento, il relativo braccio fluviale abbandona il proprio tracciato per seguirne uno adiacente.Attualmente i rami del Po considerati attivi sono il Po di Maistra, il Po di Pila, il Po di Tolle, il Po di Gnocca o della Donzella ed il Po di Goro.
Vegetazione

La flora del Delta costituisce un raro esempio di commistione tra vegetazione di pianura, di ambienti umidi e flora di ambiente marino.

Sia la flora che la fauna sono strettamente connesse e adattate alle tipologie di ambiente deltizio sopra menzionate.

Fauna

Gli ambienti del Delta ospitano comunità animali di grande importanza naturalistica. Ogni specie ha molteplici interazioni con il territorio che occupa, con le altre specie presenti e soprattutto con le attività antropiche che insistono sull’area.

Nelle zone umide del Delta del Po, connubio di terra ed acqua, si creano innumerevoli situazioni ecologiche nelle quali si verificano le condizioni ottimali per la convivenza di varie specie e classi animali.

Gli anfibi e i rettili rappresentano una quota considerevole della biomassa di tali habitat. Si possono citare la Rana agile, verde e dalmatica, Rospo comune e smeraldino, Raganelle, Tritoni, Testuggini e Bisce d’acqua.

Tra i mammiferi l’ambiente del Delta ospita animali quali il tasso, la Donnola e la Faina. Sono presenti anche la Volpe, che è il predatore più grande presente nel territorio e la Lepre, specie tra le più comuni.

Fra i micromammiferi abbastanza diffusi sono il Riccio e la Talpa.

Tra i roditori si ricorda la presenza di Arvicola d’acqua, Topo selvatico e il Toporagno comune. Va segnalata infine, la Nutria, simile ad un grosso ratto è originaria del sud america ed è ormai diffusa in tutto il Delta.

Da sottolineare è anche la presenza di specie endemiche, cioè aventi un areale limitato a piccole parti di questa regione biogeografica.

Avifauna

Gli uccelli sono sicuramente la componente faunistica di maggiore pregio dell’area del Delta del Po, con numerosi popolamenti (oltre 350 specie) nidificanti, migratori e svernanti di importanza nazionale o internazionale e con una elevatissima diversità specifica.

Si possono facilmente osservare l’Avocetta, il Cavaliere d’Italia, la Garzetta, l’Airone cenerino il bianco ed il rosso, il Cormorano, lo Svasso, la Volpoca, il Germano reale, il Fischione, il Falco di palude ecc.

Ittiofauna

La fauna ittica di acqua dolce è quella che ha subito le maggiori trasformazioni a causa delle introduzioni di specie esotiche.

Fra le specie di più antica introduzione troviamo la Carpa, il Carassio, il Pesce gatto, il Persico sole, il Lucioperca, la Tinca.

Di maggior impatto ecologico è la più recente immissione del Siluro che sta minacciando seriamente molte specie autoctone (specie che si è originata ed evoluta nel luogo in cui si trova)

Per quanto riguarda le specie endemiche (specie distribuita in un territorio limitato e ben definito) si citano lo Storione cobice ed il Luccio.

Degni di nota sono anche le specie alofile (flora e fauna legate agli ambienti prevalentemente salmastri) che vivono negli ambienti salmastri (lagune e valli) del Delta. Le valli costiere, il cui regime idrico è regolato artificialmente, sono luoghi ideali per praticare l’itticoltura delle specie migratorie, durante il loro passaggio dal mare all’entroterra.

Si allevano specie di pregio economico come, spigole (o branzini), sogliole, cefali, orate, passere e zatterini e l’anguilla, catturata con il singolare strumento chiamato lavoriero.

Tra gli invertebrati particolare importanza ricoprono i molluschi e i crostacei.

Tra le specie più diffuse troviamo l’ostrica, la vongola, i mitili, i cannolicchi, granchi,canocchia.

Alcune di queste specie, dall’elevato valore commerciale, vengono allevate (molluschicoltura) in sacca ed in laguna.

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